Il Reggimento Art. a
Cavallo in Russia
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I tre gruppi a Cavallo, che operarono nei Balcani vennero riuniti in data
1° luglio 1941 nel III Reggimento Artiglieria a Cavallo, e assegnato al Corpo di
Spedizione Italiano in Russia.
Il reggimento partì il 24 luglio 1941, da Verona raggiungendo
per ferrovia Borsa (Ungheria) e Botosani (Romania).
Da qui proseguì per via ordinaria fino al Nipro, dove il 6 settembre iniziò con
i Reggimenti di Cavalleria "Savoia" e "Novara" e col 3° Bersaglieri l'avanzata
su Stalino che venne occupata il 18 ottobre. Alla fine di ottobre - primi di
novembre partecipò alla conquista di Rikovo, alla battaglia Gorlowka ed a quella
successiva di Mikailowka.
Il 9 dicembre 1941 durante la conquista di Chazepetowka, la fanteria era
bloccata presso un casello ferroviario dalla resistenza dei russi, per sbloccare
la situazione venne ordinato al I° gruppo l'ultima “Voloire”, che arrivò al
galoppo e piazzando i pezzi e cassoni allo scoperto in prima linea, i quattro
pezzi vomitarono 300 colpi in sette minuti contro il casello, finite le
munizioni la fanteria scattò all'attacco conquistando di slancio la posizione.
Le ultime cannonate le spararono durante la ritirata dove
difesero le truppe in ritirata dai carri russi fino
all'ultimo colpo o alla distruzione dei pezzi, dimostrando, come sempre, anche
in situazioni impossibili alta
efficienza e spirito di corpo.
Dal 21 al 31 dicembre 1941 nella zona di Orloro-Iwanowka, durante la
battaglia che verrà chiamata "Battaglia di Natale", due Gruppi di Batterie a
Cavallo si batterono eroicamente, sovente con moschetti e bombe a mano, contro
preponderanti forze nemiche.

Nella battaglia difensiva dell'agosto 1942 sul Don, il Reggimento fu in linea
con la Divisione "Sforzesca" e con i Reggimenti di Cavalleria "Savoia" e
"Novara".
Partecipò all' epica carica di Isbuscenskij, con i cavalieri
di Savoia e Novara, dando dimostrazione delle migliori tradizioni d'artiglieria
a cavalleresche.
Alla memoria del Tenente Enrico REGGIANI fu concessa la
Medaglia d'Oro al V. M..
Nel dicembre 1942-gennaio 1943, durante l'offensiva invernale russa, le Batterie
a Cavallo, impiegate a sostegno degli alpini, ne seguirono le gloriose sorti.
Nella campagna di Russia il Reggimento perse, fra caduti, feriti, congelati e
dispersi oltre 1300 uomini.
Con i reduci della Russia si cercò di riorganizzare i gruppi ma l’8 settembre
annullò tutto.
La carica di Isbuscenskij
Il 20 Agosto un’offensiva sovietica riportò l’Armata Rossa
nuovamente ad ovest del fiume, in particolare nel settore della Divisione
Sforzesca. I Reggimenti di Cavalleria e le Batterie a cavalloricevettero quindi
l’ordine di contenere l’avanzata nemica, avviando una manovra avvolgente in
direzione appunto del fiume Don.
È in questi frangenti che ebbe luogo l’epica carica di
Isbuscenskij, dal nome di un piccolo villaggio di quel territorio. Alle prime
luci dell’alba del 24 Agosto 1942 il Savoia Cavalleria, composto da circa 650
militari che avevano passato la notte in mezzo alla steppa in quadrato e
protetti dai cannoni delle Batterie a cavallo, si stava preparando a riprendere
la marcia verso quota 213, obiettivo del giorno.
Nottetempo però tre Battaglioni di truppe di Fanteria
siberiane, quantificabili in circa 3.000 militari sovietici, si erano portati a
circa un chilometro dall’accampamento e si erano trincerati in buche formando un
ampio semicerchio fra i girasoli, pronti a sferrare un attacco a sorpresa e far
cadere gli italiani in una trappola mortale. Prima ancora di togliere il campo,
però, una delle due pattuglie a cavallo italiane mandate in avanscoperta
s’imbatté negli avamposti russi. Partì quindi il primo colpo di moschetto
italiano che scatenò un fuoco di reazione di mitragliatrici, mortai ed
artiglieria leggera. Una vera e propria pioggia di fuoco si abbatté, perciò, sul
quadrato di Savoia Cavalleria che si apprestava a ripartire, ma che invece in
poco tempo si trovò quasi del tutto circondato. La sorpresa italiana durò
soltanto un momento, i pezzi d’artiglieria iniziarono a rispondere al fuoco
russo con precisione, ma la situazione necessitava di un diversivo immediato.
Il Colonnello Sandro Bettoni-Cazzago, comandante di Savoia
Cavalleria, trasmise gli ordini al 2° Squadrone, il quale una volta salito a
cavallo simulò un ripiegamento, ed improvvisamente, dopo aver effettuato
un’ampia conversione, caricò a ranghi serrati a colpi di sciabola, raffiche di
mitra e bombe a mano. A questo punto la situazione si capovolse, in quanto
furono i russi ad essere colti di sorpresa, paralizzati dalla violenza
dell’attacco e dal frastuono assordante. Nell’infuriare della battaglia, che ben
presto entrò nel vivo della sua violenza, trasformandosi in un corpo a corpo
furibondo, diversi cavalli e cavalieri rimasero colpiti, ma nonostante ciò
quello che rimase del 2° Squadrone riuscì a ritornare alla carica a fronte
inverso. Il comando inviò quindi il 4° Squadrone appiedato in un attacco
frontale per alleggerire l’impegno del 2° Squadrone che aveva ormai esaurito
l’impeto della carica ed il suo effetto sorpresa. La fanteria sovietica,
sfavorita nella visuale a causa dell’altezza dei girasoli, in buona parte si
sbandò, ma comunque ancora tenne il terreno e provocò sensibili perdite tra le
fila italiane.
Venne quindi l’ora del Sergente Diego Saccardi, in quanto fu
ordinato al 3° Squadrone a cavallo di sferrare una carica frontale. Lo Squadrone
superò il 4° appiedato e irruppe sul campo di battaglia nel mezzo del fronte
sovietico, che intensificò la reazione rispondendo con violenza, ma i cavalieri
rimasero compatti fino a travolgere lo schieramento nemico. I cavalli
galopparono furiosamente, talvolta pur feriti o scossi, mentre i cavalieri
sciabolavano e sparavano coraggiosamente in mezzo ai russi in evidenti
difficoltà.
A seguito di ulteriori, ma minori, cariche la resistenza sovietica
cessò. I russi, nonostante il soverchiante numero di militari e mezzi, rimasero
sorpresi ed intimoriti dall’improvvisa e violenta reazione della cavalleria
italiana. Il fatto d’armi che ha visto protagonista Diego Saccardi ebbe luogo,
quando, al fine di uscire da dentro lo schieramento russo, dislocato in mezzo ai
girasoli, il reparto fu fatto segno di un nutrito fuoco di mitragliatrici e
artiglieria leggera che lo scompigliò al punto che il Saccardi fu obbligato a
per-corre circa mezzo chilometro in mezzo allo schieramento nemico, contando sul
fatto che i russi non avrebbero aperto il fuoco per tema di colpirsi a vicenda.
Uscito dal campo di girasoli il Saccardi incontrò un drappello di 5 cavalieri
del 2° Squadrone e decise con questi di tentare una sorpresa, in quanto protetti
dalla folta vegetazione e trovandosi in posizione sopraelevata. Il colpo di
mano, che fu preparato dallo sparuto drappello con intenso fuoco e grida di
ordini per far credere ad un dispiegamento di forze numerose, riuscì e circa 75
soldati russi alzarono le mani tratti in inganno dall’aver stimato di essere di
fronte a forze soverchianti. I prigionieri furono poi usati come schermo per far
si che i sei soldati italiani riuscissero a guadagnare le linee amiche, infatti
durante il tragitto nel territorio di interposizione tra russi e italiani essi
poterono contare sul fatto che nessuno dei due volle aprire il fuoco col rischio
di uccidere i rispettivi commilitoni. In conclusione quindi il Saccaridi, oltre
a salvare la pelle sua e dei cinque compagni, portò con sé 75 prigionieri. Per
quest’azione il Sergente Diego Saccardi è stato insignito della Medaglia
d’Argento al Valor Militare. Il bilancio della battaglia tra il reggimento e lo
schieramento russo fu di 33 militari italiani morti (dei quali 3 Ufficiali), 53
feriti (fra i quali 4 Ufficiali), e ben duecento cavalli fuori uso. I sovietici
lasciarono invece sul campo circa 150 caduti e accusarono oltre 300 feriti e 500
prigionieri.
L’azione coraggiosa, quanto audace, di Savoia Cavalleria
portò all’allentamento della pressione dell’offensiva russa sul fronte del Don e
consentì il riordino delle posizioni italiane, salvando migliaia di soldati
dall’accerchiamento.